Il Comune riverisce le Generali, ma poi per la Triestina chiede soldi ai piccoli imprenditori strozzati dalle tasse

 FOTO : SINDACO COSOLINI E PRESIDENTE ASS. GENERALI

La penosa situazione della Triestina è al momento il più calzante esempio di quanto Trieste sia ferma, bloccata, sospesa in una condizione di illusione virtuale che la vede statica e impassibile di fronte a tutto ciò non intacchi un tranquillo e soporifero declino. Nulla di strano quindi se Sacile riesce a iscrivere comodamente la sua squadra di calcio in serie D mentre a Trieste l’autorevolezza di chi guida il Comune non sia in grado di coinvolgere un imprenditore locale di una città dove i conti in banca di chi conta non sono certo in sofferenza (vedi statistiche Sole 24 Ore). La cui cosa ci pone un quesito: o l’autorevolezza del Sindaco e del suo assessore non è tale da conseguire l’obiettivo minimo (evitare il fallimento era quello numero uno), oppure quelle imprese che a Trieste vivono e mangiano se ne sbattono della città e di chi la amministra. Perché vedete, è inutile poi invitare e riverire in prima fila il presidente delle Generali alla messa cantata del bilancio di un anno di attività della giunta (vedi foto sopra), e poi al momento del bisogno essere ridotti a fare gli annunci (poi smentiti dai fatti) per l’arrivo di personaggi come Fioretti e Setten. A meno che – questo della Triestina – per il Sindaco e la sua maggioranza in realtà non rappresenti un problema così importante da far scomodare chi effettivamente avrebbe mezzi per tirare fuori l’alabarda dall’umiliazione di una scomparsa definitiva della scena calcistica. Inutile chiedere il sangue ai piccoli artigiani strozzati dalle tasse di Monti, quando hai la sede di una delle più importanti compagnie di assicurazione del mondo a trecento metri dal Municipio.

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